



Qui sopra sono riprodotte le copertine dei testi degli atti
Sono stati pubblicati gli Atti del terzo convegno scientifico internazionale il cui Comitato Organizzatore era costituito da:
- Mark T. Browun (Università della Florida USA)
- Mario Giampietro (Ist. Naz. di Ricerche sugli alimenti e nutrizione Italia)
- Robert A. Herendeen (Champaign USA)
- Kozo Mayumi Tokushima (Università del Giappone)
- Sergio Ulgiati (Università di Siena Italia)
Il convegno avvenuto a Portovenere in provincia della Spezia dal 24 al 28 settembre 2002 era sponsorizzato dalla SNAM, ENEA, ACAM, Monte dei Paschi, Univerasità di Siena, Università di Roma, Marina Militare Italiana, Regione Liguria, Provincia della Spezia, Comune e Proloco di Portovenere.
Avevano dato il loro patrocinio oltre la Società Dante Alighieri Comitato della Spezia e l'Ordine dei Chimici spezzino, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero dell?istruzione e Università, il CNR, l'Accademia Nazionale delle Scienze, la Marina Militare Italiana e l'Associazione Italiana per la Ricerca Industriale.
I Convegni a scadenza biennale iniziati nel Maggio 1998 hanno avuto come tema i rapporti tra Energia ed Ambiente.
L'anno passato la Società Dante Alighieri in occasione del Convegno aveva consegnato alla memoria del professor H.T. Odum dell'Università della Florida USA la Targa "I giorni di Esculapio".
UN'IPOTESI SUL TOPONIMO "LA SPEZIA"
(di Carlo Clariond)
Il golfo della Spezia ha avuto nei secoli appellativi diversi che ne rispecchiavano spesso la funzione.
I Decreti Napoleonici del 1800 che ponevano le basi del Dipartimento Militare Marittimo definivano il golfo "di Venere", appellativo classicheggiante e poetico, rilevando l'importanza che sempre ha avuto Porto Venere.
La conformazione del golfo fa pensare che sia utilizzato dalla protostoria, dice Sabatino Moscati "...l'indagine archeologica ha pure documentato la natura degli insediamenti... per lo più promontori o piccole isole antistanti la costa...".
Questa descrizione delle basi fenice del Mediterraneo cala perfettamente nella configurazione del lato occidentale del golfo che si chiamava allora "i tre fratelli", rilevando l'importanza dell'arcipelago di Porto Venere, consideriamo che l'isola di centro aveva nome "Tyro" ed il richiamo alla città fenicia non può essere casuale. Del resto quest'area doveva essere giocoforza tappa delle navi lungo la rotta settentrionale greco-focese prima della battaglia d'Aleria (Alalia) in Corsica, quando gli Etrusco-Cartaginesi sconfissero i Focesi impedendo l'espansione commerciale dei greci di Massalia.
L'attenzione dei greci per questa Riviera di Levante è sottolineata nel "Periplo" dello pseudo Scilace di Carianda che localizza in "Antium" il confine tra Etruschi e Liguri, non è rilevante che Anzo sia o la foce della Magra o l'omonima località di Framura, certo è che queste zone erano note e frequentate sin dall'antichità.
Secondo il Calzolari Antion" sarebbe un toponimo etrusco, confine, ed, infatti, il monte Anzo segna il confine tra le valli del Vara e dell'Entella e, nel tempo tra il vicariato di Chiavari e quello di Pietra Corice.
A Porto Venere, secondo lo storiografo genovese Francesco M. Accinelli (1700), il console romano Lucio Porzio nel 222 a.C. avrebbe dedicato un tempio a Venere Ericina. I romani devoti a Venere la celebravano sotto il nome di Ericina il 23 aprile in occasione delle Feste Vinali, assaggio dei vini della vendemmia precedente, il tempio poteva avere attinenza con la produzione vinicola della zona. Altra spiegazione, in linea con la vocazione marinara della località, è da attribuire a Venere Ericina la funzione di protettrice dei naviganti e porre i suoi templi nelle località portuali: da questa frequenza, la leggenda del viaggio di Enea, figlio di Venere, dalla Troade all'Italia transitando per la Sicilia ove, caso non fortuito, esiste un Erice ed esistono, come fa notare Ambrosi, una Segesta ed un Tellaro.
I toponimi di Veneris Portus ed Ericis Simus si trovano (250 d.C.) nella traduzione latina, forse a causa di un'iterpolazione, della Geografia Generla dell'astronomo greco Claudio Tolomeo e nel 161 d.C. è localizzato l'ancoraggio di Portus Veneris tra Luni e Sestri Levante nell'itinerario Marittimo dell'imperatore Antonino Augusto.
Caduto l'impero d'occidente, troviamo le prime forme monastiche a Porto Venere chiaramente documentate dal carteggio tra Gregorio Magno ed il vescovo Venanzio e citate pure dal gallo-romano Rutilio Namanziano.
L'Italia è ormai terra di conquista, l'Impero d'Oriente con le campagne di Belisario e Narsete respingono i Goti e tutta la Liguria e l'Alto Tirreno sono inserite nella Provincia "Urbicaria"; Giorgio Ciprio (VI-VII sec) geografo bizantino nella "Descriptio Orbis Romanis" parla di un "Castrum Veneris" che, secondo Gelzer, poteva identificarsi con Porto Venere. Un "limes" divide ormai la Liguria dal Norditalia; Bizantini al sud, Longobardi al nord.
Del "limes" sopravvivono tracce nei toponimi quali: Bardellone, Bordineto, Bardine, Bargone e la serie: Gaggio, Gaggiolo, Gazzolo, ma anche nella memoria popolare, basta pensare al "Monte dei Greci" a nordovest di Varese Ligure e l'esistenza in quel centro di un ponte e di un quartiere "Grexino". Al di là del "limes" la lingua germanica dei vincitori, il culto ariano, il diritto consuetudinario, al di qua il cristianesimo ed il diritto romano, il latino, il greco.
Il questo estremo rifugio della civiltà di Roma e di Costantinopoli, per meglio contenere la spinta egemonica dei Longobardio, il processo d'ellenizzazione fu particolarmente intenso e quindi frequente l'uso dei toponimi e delle espressioni greco-bizantine.
Nella crisi delle istituzioni, rimanevano nel golfo le navi da guerra e qualche limitato scambio commerciale, testimoniato dal rinvenimento nella villa romana del Varignano di ceramiche galliche ed africane sino a tutto il VI secolo. Del resto, anche ai giorni d'oggi, l'accosto di Porto Venere è prassi costante per le navi sorprese dai fortunali nel porto di Marina di Carrara.
Il golfo della Spezia era quindi noto più per la sua funzione "di ricovero" che come località, da qui un'ipotesi:tutta la serie dei piccoli seni ed accosti, tuitti questi piccoli rifugi e ricoveri si possono chiamare in greco "aspidia" diminutivo plurale di "aspis" scudo, ma anche rifugio, difesa, etimo che dava il nome ad una decina di porti ed isole nel Mediterraneo, ma anche a località dell'interno. Plutarco cita "Aspis" quale una delle acropoli di Argo, Polibio parla di una colonia punico-ellenica nei pressi di Cartagine, chiamata successivamente Keliba (Qelibia). Ma più approfondite notizie si ricavano da "Ethnika" di Stefano Bizantino del VI secolo che ne cita otto: città della Libia, promontorio del mar Rosso, città della Macedonia costruita da Perseo, isola vicino a Licia, isola posta appunto "isola di difesa", isola vicino Pistra (tra Chio e Lesbo), isola citata da Cleo siracusano, isola di fronte a Pisa (città dell'Elide).
Da "Aspiria" ad "Aspecia" o "Gulfum Aspetiae" sino a "Sinus Spediae" degli Acta Santorum, come spiega Ubaldo Formentini quando si traduce un fonema antico, ricevuto oralmente, di cui si è perduto il significato originale.
Articolo apparso sulle riviste:
"LA SPEZIA" -Rassegna Municipale- n° 2 1992
"LA GUARDIA COSTIERA" Rivista Minist. Marina Mercantile 1992


Il golfo della Spezia osservato da ponente e da levante
"Il profilo di Dante Alighieri"

Particolare della "Disputa del Sacramento" di Raffaello Sanzio, affrescata dal 1508 al 1511 nella Stanza della Segnatura, Città del Vaticano, per volere di Papa Giulio II.
CELEBRAZIONI DEL SETTIMO CENTENARIO DELLA NASCITA DI
FRANCESCO PETRARCA (1304-2004)
L'inizio del "Liber rerum memorandarum" in un codice manoscritto trecentesco del Petrarca, conservato nella Biblioteca Nazionale di Parigi. Il Poeta è ritratto all'interno della lettera ornata con cui ha inizio l'opera.
Francesco Petrarca nacque ad Arezzo nel 1304 da ser Petracco e da Eletta Canigiani. Dopo aver dimorato all'Incisa e a Pisa, il padre si traferì ad Avignone, e collocò moglie e figli nella vicina Carpentras, dove Francesco intraprese gli studi della retorica, grammatica e dialettica. Nel 1316 si recò a Montpellier a studiare legge, e fu poi, per la stessa ragione, a Bologna dal 1320 al 1326. Ritornato quindi ad Avignone, frequentò il mondo elegante della città; qui nella chiesa di Santa Chiara vide per la prima volta Laura, la donna che egli amò lungamente e che ispirò le sue poesie più grandi. Abbracciò lo stato ecclesiastico, di cui prese solo gli ordini minori ponendo i fondamenti della sua vasta cultura. Lesse i classici latini, Cicerone, Virgilio, Livio e i padri della Chiesa, sopratutto Sant'Agostino. Viaggiò a lungo in Francia, Fiandra, Germania sempre spinto da irrequietezza, dal bisogno di vedere cose nuove. Nel 1337 visitò Roma, affascinato e commosso dai monumenti dell'antichità classica e cristiana. Nel 1341 Francesco Petrarca, a Roma in Campidoglio, fu solennemente coronato poeta dopo essere stato esaminato da re Roberto d'Angiò. Dal 1353 visse stabilmente in Italia, la patria che sempre aveva avuto cara. Gli ultimi anni della sua vita li trascorse ad Arquà, "lungi dai tumulti, dai rumori, dalle cure, leggendo continuamente, scrivendo e lodando Dio", dove si spense nel 1374.